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Escursioni e ondata di caldo: come partire nelle migliori condizioni?

randonnée canicule marcheuse avec casquette et sac à dos en plein soleil

Romane Benderradji - Responsabile della comunicazione e portavoce presso G-Heat |

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In breve 💡

  • Le soglie che si leggono ovunque, 27, 30 o 35 °C, non provengono da un unico testo federale né da alcuna fonte identificabile. Si tratta di valori indicativi di prudenza, non di leggi biologiche.
  • Ciò che conta davvero è la combinazione di umidità, vento e irraggiamento. A 35 °C in aria secca e ventilata, il sudore evapora ancora. A 27 °C in aria umida e senza un alito di vento, non svolge più la sua funzione.
  • La perdita d’acqua misurata durante una camminata in ambiente caldo raggiunge 1,4 litri all’ora, contro gli 0,8 in condizioni moderate. Da questo dipende la vostra autonomia, non solo il vostro comfort.
  • Il segno che distingue il colpo di calore da una semplice stanchezza è neurologico, non cutaneo. Una pelle rimasta umida non esclude nulla.
  • Una fitta copertura boschiva fa aumentare la temperatura dell’aria ambiente di 2-4 °C. Scegliere il proprio itinerario è una leva più potente di qualsiasi attrezzatura.

 

27 gradi. 30 gradi. 35 gradi.

Queste sono le tre soglie che troverete se cercate a quale temperatura diventa irragionevole camminare. Tre pagine attendibili, tre cifre diverse e nessuna che spieghi da dove provenga la propria. La prima ricorre più spesso, al punto da essere riportata identica da ben metà delle pagine disponibili in francese.

Il problema non è che una di queste cifre sia sbagliata. Il problema è che un termometro da solo non può rispondere alla domanda. Una camminata a 33 °C sotto una fitta copertura vegetale, con un po’ di aria, non ha nulla a che vedere con la stessa camminata a 28 °C in un fondovalle umido e senza vento. Il secondo caso è il più pericoloso dei due, ed è quello che nessuna soglia segnala.

Questo articolo non vi ripeterà di partire presto, lo sapete già. Vi fornisce le tre variabili che contano davvero: quanto costa concretamente il caldo a un escursionista, come scegliere un percorso che faccia al caso vostro e come rinfrescarsi durante la camminata piuttosto che una volta tornati a casa.

Perché le soglie di 27, 30 o 35 °C non bastano per decidere?

Il riferimento più diffuso in Francia proviene dalla commissione medica della Federazione francese di escursionismo. Essa afferma che la termoregolazione inizia a mostrare segni di affaticamento intorno ai 27 °C e invita a prendere in considerazione l’annullamento dell’escursione a partire dai 30 °C, soprattutto su un percorso esposto al sole per lunghi tratti. Questo testo viene ripreso tale e quale da diversi siti federali e dipartimentali, il che gli conferisce l’apparenza di un ampio consenso, mentre si tratta in realtà di un’unica fonte.

Questa raccomandazione è utile. È stata redatta per gli accompagnatori che guidano un gruppo e che devono decidere rapidamente, senza strumenti. In questo contesto, una cifra semplice vale più di un’equazione. Tuttavia, non descrive una svolta fisiologica, e la letteratura scientifica non identifica alcuna soglia di temperatura secca a partire dalla quale l’evaporazione cesserebbe di funzionare.

Ciò che conta davvero: l’umidità, il vento, l’irraggiamento

Il vostro organismo espelle il calore in eccesso attraverso l’evaporazione del sudore. Questa evaporazione non dipende dalla temperatura dell’aria, ma dalla differenza tra l’umidità della vostra pelle e quella dell’aria circostante. Quando l’aria è già satura di vapore, il sudore cola via invece di evaporare e non rinfresca più affatto.

 

⚙️ La tecnologia spiegata: il tuo corpo non disperde il calore sudando, ma evaporando il sudore. Non è la stessa cosa, ed è proprio qui che sta tutta la differenza. Le misurazioni lo dimostrano chiaramente: durante la stessa camminata, la produzione di sudore raggiunge 0,91 litri all’ora in un ambiente caldo e secco, contro 0,60 litri in un ambiente caldo e umido. Nel secondo caso si suda meno, ma ci si rinfresca molto meno. Quando l’aria è già satura di vapore, il sudore cola invece di evaporare: vi bagna senza rinfrescarvi.

 

 

Aggiungete il vento, che rinnova l’aria satura che aderisce alla vostra pelle, e la radiazione solare diretta, che vi riscalda indipendentemente dalla temperatura ambiente. Questi tre fattori incidono più del numero visualizzato sul vostro orologio.

Quanto costa realmente il caldo a chi cammina

randonneur en sueur la tête renversée sous un soleil intense

La difficoltà, durante un’escursione, è duplice. Lo sforzo muscolare produce già molto calore e, inoltre, bisogna combattere contro il calore proveniente dall’ambiente. I due fattori si sommano e il prezzo da pagare è la perdita di acqua.

In una camminata simulata in condizioni di caldo, la perdita idrica misurata raggiunge 1,4 litri all’ora, contro gli 0,8 litri in condizioni moderate. Nel corso della prova, ciò equivale a 2,27 litri persi invece di 1,28. Questi valori descrivono condizioni sperimentali precise, non una regola universale: la variazione da individuo a individuo è notevole e alcuni superano i 2 litri all’ora.

Le conseguenze pratiche sono immediate. La stanchezza si manifesta prima, la concentrazione cala e le stime sulla durata diventano errate. Un’uscita di sei ore con tempo mite può richiederne otto o nove quando la temperatura sale. È questa variazione, più che il caldo in sé, a trasformare una bella giornata in un ritorno difficile.

Per saperne di più: Come regola il nostro corpo la propria temperatura in estate?

Come riconoscere il momento in cui è necessario fermarsi?

La disidratazione si insinua senza preavviso, perché la sete compare solo quando il deficit è già consolidato. Seguono poi mal di testa, vertigini, nausea e crampi. A questo punto, una pausa all’ombra, acqua a piccoli sorsi e un vero e proprio rallentamento del ritmo sono quasi sempre sufficienti.

Il sintomo che cambia tutto è di natura neurologica

Il colpo di calore da sforzo è tutta un’altra cosa. Si caratterizza per una temperatura corporea superiore a 40 °C associata a un coinvolgimento neurologico: confusione, comportamento incoerente, disorientamento, discorsi privi di senso, talvolta convulsioni. È proprio quest’ultimo sintomo che deve allarmarvi, e solo quello.

È diffusa la convinzione che la pelle diventi secca e rovente. Le raccomandazioni internazionali sono categoriche su questo punto: in caso di colpo di calore da sforzo, la sudorazione rimane spesso abbondante. Una pelle umida non esclude quindi assolutamente nulla, e aspettare che si asciughi prima di intervenire equivale a perdere minuti preziosi.

Cosa fare in caso di emergenza. Di fronte a confusione, comportamento anomalo o perdita di coscienza, chiamate il 15 o il 112 e iniziate immediatamente a rinfrescare la persona, senza attendere i soccorsi né misurare la temperatura. Rimuovete gli indumenti superflui, mettete la persona al riparo dal sole, bagnatela abbondantemente e ventilatela. L’immersione in acqua fresca è il metodo di riferimento, quando possibile. Non fate bere nulla a una persona confusa o sonnolenta: il rischio di aspirazione è reale. Un asciugamano rinfrescante inumidito sulla nuca e sugli avambracci è un utile supporto in attesa dei soccorsi, ma non deve mai sostituire un trattamento medico.

Da non perdere: Cosa fare in caso di colpo di calore?

Cosa osservate Esaurimento da calore Colpo di calore
Stato di coscienza Lucido, stanco, si lamenta Confuso, incoerente, disorientato
Pelle Umida Umida o secca: non è un segno definitivo
Cosa porta sollievo Ombra, acqua, riposo Nulla sul posto: emergenza medica
Cosa fare Fermarsi, fare una lunga pausa, riprendere lentamente Chiamare il 15 o il 112, raffreddare immediatamente

A che ora è meglio partire quando fa molto caldo?

marcheuse en tee shirt clair et casquette sur un sentier ensoleillé

È la strategia più semplice e quella che dà i risultati migliori. Partendo tra le 5 e le 7 del mattino si riesce a superare la maggior parte del dislivello approfittando del fresco mattutino e a mettersi al riparo prima delle 13. Le ore comprese tra le 12 e le 16 si trascorrono all’ombra, con una lunga pausa, senza proseguire l’escursione.

Una sfumatura che poche guide menzionano: in città e sulle superfici scure, il picco termico non si raggiunge a mezzogiorno, ma verso le 17:00, quando l’asfalto restituisce il calore accumulato. Se il vostro itinerario inizia o termina con un tratto urbano, adattate i vostri orari a questa condizione piuttosto che alla posizione del sole.

Consultate le previsioni del tempo il giorno prima, e non solo la temperatura massima: controllate l’umidità relativa e il vento previsti. Sono questi fattori a dirvi se la giornata annunciata a 31 °C sarà piacevole o faticosa.

«Non esiste una temperatura oltre la quale non si parte più, ed è proprio questo che rende la questione pericolosa. Ciò che conta sono l’umidità dell’aria, l’ombra disponibile e l’ora di partenza. Tre parametri, nessuno dei quali è indicato su un termometro.»
— Édouard Castaignet, cofondatore di G-Heat

Scegliete un percorso adatto a voi

Non tutti i percorsi sono uguali in estate, e la differenza tra due opzioni vicine supera di gran lunga ciò che l’attrezzatura può compensare.

Le foreste fanno guadagnare diversi gradi, ed è un dato di fatto

A livello europeo, la temperatura dell’aria sotto la copertura forestale è in media di 2,1 °C inferiore rispetto a quella all’aria aperta durante l’estate. Durante gli episodi di caldo estremo, gli studi sul microclima rilevano una differenza di 3-4 °C sotto una copertura fitta, e l’effetto aumenta con la densità del fogliame. Non è una semplice impressione, è una differenza documentata.

Privilegiate quindi il sottobosco, i fondovalle incassati e le rive dei fiumi. Il versante nord riceve decisamente meno irraggiamento diretto, in particolare nel pomeriggio, e conserva un’umidità residua che rinfresca l’aria. Al contrario, evitate le creste spoglie, i ghiaioni e gli altipiani aperti, dove la roccia riflette il calore e dove questo ristagna.

In montagna, tenete presente che l’irraggiamento ultravioletto aumenta di circa il 10-12% ogni mille metri di altitudine, a condizioni atmosferiche simili. Il vento d’alta quota dà una falsa sensazione di freschezza mentre la pelle si scotta, il che lo rende una classica trappola.

Bere quando fa molto caldo: quanto, quando, cosa

I volumi consigliati variano da una volta a tre volte a seconda delle fonti, ed è logico: la sudorazione va da 0,5 a oltre 2 litri all’ora a seconda della persona, del ritmo e dell’aria. Non esiste quindi una cifra unica valida per tutti.

Un punto di riferimento ragionevole è prevedere almeno 1,5 litri per un'uscita breve e da 2,5 a 3 litri per una giornata estiva, di più se lungo il percorso non sono presenti punti di ristoro. Aumentate la quantità se sudate molto, se l’aria è secca o se l’esposizione al sole è prolungata.

Il modo in cui si beve è importante quanto la quantità. Bevete qualche sorso ogni quindici-venti minuti, senza aspettare di avere sete: un grande volume ingerito tutto d’un fiato passa troppo in fretta per essere assorbito. Durante gli sforzi prolungati, una bevanda che apporti un po’ di sodio limita i crampi legati alla perdita di minerali, e anche gli spuntini leggermente salati svolgono la stessa funzione. Alcol e bevande zuccherate sono da evitare, poiché aggravano il deficit.

Come vestirsi quando fa molto caldo: prima con abiti larghi, poi con colori chiari

serviette rafraîchissante bleue posée sur la tête et la nuque

Su questo argomento, le fonti si contraddicono apertamente. La maggior parte raccomanda indumenti chiari. Un’altra cita gli abiti scuri dei beduini per sostenere il contrario. Entrambe le posizioni si basano su elementi reali, e vale la pena chiarire la questione.

Cosa dice realmente lo studio sugli abiti scuri

Lo studio citato è quello di Shkolnik e dei suoi colleghi, pubblicato su Nature nel 1980. Esso non conclude che il nero rinfreschi. Dimostra che in un abito ampio, pesante e ventilato, il calore in eccesso assorbito dal tessuto scuro viene dissipato per convezione prima di raggiungere la pelle, grazie allo spazio d’aria tra l’indumento e il corpo. L’esperimento si è basato su un unico volontario e su sessioni della durata di circa trenta minuti.

In altre parole, è il taglio a fare la differenza, non il colore. Su una maglietta aderente, priva di spazio d’aria o ventilazione, la fisica dell’assorbimento riprende il sopravvento e il chiaro torna ad essere preferibile. Il consiglio fondamentale si riassume quindi in tre parole: ampio, coprente, traspirante e chiaro se l’indumento aderisce al corpo.

Per la testa, un cappello rinfrescante anti-UV a tesa larga protegge il cranio, la nuca e le orecchie, laddove un berretto classico lascia la nuca esposta. Per quanto riguarda il busto, la maglietta rinfrescante anti-UV è disponibile nella versione da uomo e nella versione da donna, con tecnologia JadeCool™. Completate il look con occhiali da sole di categoria 3 o 4. Per capire il reale valore di un indice di protezione, consultate il nostro articolo sul tessuto UPF50+ contro i raggi ultravioletti e la nostra guida su quale tessuto scegliere per stare al fresco d’estate.

 

💡 Il consiglio pratico: le norme EN 13758 e AS/NZS 4399 misurano l’UPF su un tessuto nuovo, asciutto e non stirato, e un UPF 50+ blocca almeno il 98% della radiazione ultravioletta. In pratica, l’allungamento riduce la protezione: uno studio rileva una diminuzione del 53% già con un allungamento del 10% su alcuni tessuti a maglia di cotone, il che riguarda le spalle, la schiena e le zone sottoposte a tensione dallo zaino. Un indumento aderente protegge quindi meno del valore indicato: preferite un taglio che non stringa.

 

Rinfrescarsi durante la camminata, non solo dopo

È l’aspetto più trascurato nelle guide disponibili, nonostante influisca sul comfort immediato e sulla capacità di portare a termine l’escursione. Rinfrescarsi mentre si cammina non è un lusso, è ciò che permette di rispettare l’itinerario previsto invece di accorciarlo.

Il meccanismo e i suoi limiti

Un tessuto idroattivo funziona per evaporazione. L’acqua che contiene evapora sottraendo il proprio calore latente alla pelle e all’aria circostante, circa 2,4 megajoule per chilogrammo d’acqua. Il tessuto non produce freddo, ma funge da serbatoio e da superficie di scambio.

L’ordine di grandezza pubblicato è chiaro: un tessuto che combina il trasporto dell’acqua e la conduzione termica garantisce una temperatura cutanea inferiore di 4,1 °C rispetto a quella ottenuta con un cotone classico, in un determinato protocollo sperimentale. Si tratta della temperatura cutanea, non di quella centrale, e questa distinzione è importante.

Anche il limite è ben documentato. Sui gilet evaporativi testati a 35 °C, far passare l’umidità relativa dal 20 al 40% a velocità dell’aria costante riduce la capacità di raffreddamento del 28%. Più l’aria è carica, meno l’evaporazione funziona e l’indumento diventa semplicemente umido.

In presenza di aria secca e ventilata, inumidite la vostra attrezzatura ad ogni punto d’acqua e lasciate che l’evaporazione faccia il suo lavoro: è lì che il rendimento è massimo. In presenza di aria umida e assenza di vento, la stessa manovra rende molto meno, ed è necessario ricorrere ad altre strategie: camminare all’ombra, allungare le pause, ridurre l’andatura. I polsini rinfrescanti EVO con tecnologia PhaseCool™ agiscono sugli avambracci, una zona molto vascolarizzata dove lo scambio termico è efficace, e la nuca merita lo stesso trattamento. Approfondiamo queste due zone nei nostri articoli sulla protezione della testa dal sole e su quanto vale davvero un polsino anti-UV.

Per approfondire le zone da trattare in via prioritaria, consultate il nostro articolo sulle zone del corpo attraverso cui rinfrescarsi, nonché la nostra spiegazione sul funzionamento dei tessuti rinfrescanti. Per scegliere tra due categorie di abbigliamento, il nostro confronto anti-UV o rinfrescante chiarisce la questione. L’intera gamma è raccolta nelle collezioni abbigliamento rinfrescante, magliette rinfrescanti e abbigliamento anti-UV.

Alleggerire, rallentare e saper rimandare

Uno zaino troppo pesante accelera l’aumento della temperatura corporea e la disidratazione. La regola generale è quella di non superare il 10% del proprio peso corporeo, ovvero circa sette chili per una persona di settanta. Oltre questo limite, la stanchezza si manifesta più rapidamente e i margini di sicurezza si riducono.

Rallentate di proposito, suddividete il percorso e fate più pause all’ombra, idealmente ogni quarantacinque minuti o un’ora. Riducete il dislivello piuttosto che la distanza: è la salita a produrre più calore metabolico. Un ombrellino o un ombrello leggero, spesso derisi, abbassano effettivamente la temperatura percepita bloccando la radiazione diretta durante le pause. Seguendo la stessa logica, privilegiate attrezzature che pesano poche decine di grammi piuttosto che accessori ingombranti: un collare rinfrescante pesa poche decine di grammi, sta in una tasca e si riattiva al primo punto d’acqua.

 

⚠️ Punto di attenzione: la decisione più difficile rimane quella di rinunciare. Oltre i 30 °C all’ombra, su un percorso a lungo esposto al sole e senza possibilità di rifornimento, è meglio rimandare o accorciare il percorso. La trappola sta in una frase che tutti si sono già detti: «era in programma, quindi ci vado». Nessuna attrezzatura può sostituire questa decisione: un indumento che vi fa guadagnare qualche grado sulla pelle non cambia la temperatura dell’aria, né la lunghezza del percorso, né l’ora che è. Rinviare non significa rinunciare, significa continuare a camminare a lungo.

 

Da leggere anche: L’attrezzatura indispensabile per le vostre escursioni estive, che illustra in dettaglio la lista di controllo da infilare nello zaino. Per scegliere un percorso adatto al tuo livello, consulta anche quale escursione fa al caso tuo.

Perché scegliere G-Heat per camminare con il caldo intenso?

  1. Descriviamo i limiti delle nostre tecnologie. Hai appena letto che un tessuto evaporativo perde quasi il 30% della sua efficacia quando l’aria si satura di umidità e che un UPF dichiarato si riduce con l’allungamento. Queste due informazioni non servono a favorire la vendita, ma ad aiutarvi nella vostra decisione.
  2. Tre meccanismi diversi anziché uno solo. A seconda delle linee, l’effetto si ottiene tramite evaporazione, contatto o cambiamento di fase. È questo che permette di coprire sia l’aria secca che quella umida, laddove la sola evaporazione fallisce.
  3. Una linea organizzata per zona del corpo. Testa, nuca, busto, avambracci: equipaggiate ciò che conta per la vostra attività, senza acquistare ciò che non vi servirà sul campo.
  4. Attrezzature che non ostacolano la camminata. Leggerezza, nessuna attivazione vincolante, compatibilità con zaino e bastoncini. Un accessorio che si toglie dopo dieci minuti non protegge nessuno.
  5. Un marchio nato da un disturbo della termoregolazione. G-Heat esiste dal 2017 perché uno dei suoi cofondatori conviveva quotidianamente con un disturbo circolatorio. La questione del corpo che non riesce più a regolarsi da solo è all’origine del marchio, non un argomento aggiunto in un secondo momento.

Conclusione: cosa bisogna considerare prima di partire

La domanda giusta non è a quale temperatura bisogna rinunciare, ma in quali condizioni il vostro organismo sarà ancora in grado di dissipare il calore. Tre variabili bastano per decidere: l’umidità dell’aria, la presenza di vento e l’esposizione ai raggi solari lungo il percorso che avete scelto. Un termometro da solo non ve lo dirà mai.

A questo punto, tutto diventa più semplice. Spostate l’orario, scegliete un percorso ombreggiato, portate con voi qualcosa da bere regolarmente, indossate abiti larghi e vi rinfrescate mentre camminate piuttosto che una volta tornati a casa. E il giorno in cui tutte e tre le variabili sono sfavorevoli, rimandate senza esitazioni.

Scoprite l’intera gamma nella collezione escursionismo, oltre che tra i cappelli rinfrescanti, i bracciali rinfrescanti, gli asciugamani rinfrescanti e gli accessori rinfrescanti.

Qualunque sia il tempo. G-Heat, in ogni condizione atmosferica.

FAQ: escursionismo e caldo intenso

A partire da quale temperatura è consigliabile evitare di fare escursioni?

Non esiste una soglia fisiologica stabilita. Il riferimento federale francese indica che il disagio si manifesta intorno ai 27 °C e invita a valutare l’annullamento dell’escursione a partire dai 30 °C all’ombra, soprattutto su un percorso esposto al sole per lunghi tratti. Ricordate soprattutto che questa cifra non è sufficiente: a 35 °C con aria secca e ventilata, l’evaporazione del sudore funziona ancora, mentre a 28 °C con aria umida e senza vento, è già superata.

Quanta acqua bisogna portare con sé durante un’escursione con forte calore?

Calcolate almeno 1,5 litri per un'escursione breve e da 2,5 a 3 litri per una giornata estiva, di più se non ci sono punti di rifornimento. La sudorazione varia da 0,5 a oltre 2 litri all'ora a seconda della persona, dell'andatura e delle condizioni atmosferiche: regolatevi di conseguenza piuttosto che attenervi a una cifra fissa. Bevete qualche sorso ogni quindici-venti minuti senza aspettare di avere sete.

Quali sono i sintomi di un colpo di calore durante un'escursione?

Il sintomo determinante è di natura neurologica: confusione, disorientamento, comportamento incoerente, talvolta convulsioni, con una temperatura corporea interna superiore ai 40 °C. Contrariamente a una credenza diffusa, la sudorazione rimane spesso abbondante: una pelle umida non esclude la diagnosi. Interrompete immediatamente l’attività, mettetevi al riparo dal sole, rinfrescatevi senza indugio e chiamate il 15 o il 112.

È meglio indossare abiti chiari o scuri quando fa molto caldo?

È innanzitutto una questione di taglio. Lo studio spesso citato sugli abiti scuri dei beduini riguardava abiti ampi e ventilati, in cui lo spazio d’aria espelle il calore assorbito prima che raggiunga la pelle. Su un indumento aderente, questo effetto scompare e il colore chiaro torna ad essere preferibile. Privilegiate quindi capi ampi, coprenti e traspiranti, e chiari se il tessuto aderisce al corpo.

I capi rinfrescanti funzionano davvero durante le escursioni?

Sì, ma con un’importante riserva. I tessuti evaporativi abbassano la temperatura della pelle di alcuni gradi; una misurazione pubblicata ha rilevato una differenza di 4,1 °C rispetto al cotone in un determinato protocollo. Ma la loro efficacia cala quando l’aria è umida: su gilet testati a 35 °C, passare dal 20 al 40% di umidità relativa riduce la capacità rinfrescante del 28%. In condizioni di aria umida, affidatevi maggiormente all’ombra e a un ritmo più lento.

Fonti e riferimenti

[1] “Caldo intenso, ondata di caldo”, Santé publique France
[2] “Accompagnatore escursionistico: gestire correttamente l’ondata di caldo”, commissione medica della Federazione francese di escursionismo
[3] Gambichler T. et al., “Influence of wetness on the ultraviolet protection factor of textiles”, Photodermatology, Photoimmunology and Photomedicine, 2002
[4] "EN 13758-2, Tessili: protezione contro le radiazioni ultraviolette solari“, Comitato europeo di normalizzazione
[5] ”ForestTemp: microclima sotto la copertura forestale in Europa“, Global Change Biology, 2021
[6] Shkolnik A., Taylor C.R., Finch V., Borut A., ”Perché i beduini indossano abiti neri nei deserti caldi?", Nature, 1980