In breve 💡
- Il tessuto giusto dipende dallo sport che pratichi, non dalla temperatura indicata. Un corridore, un giocatore di padel e un pescatore non hanno le stesse esigenze termiche.
- Quattro famiglie di tessuti, quattro logiche diverse. Il tessuto tecnico agisce a secco, l’evaporazione richiede acqua, l’idro-ritenzione garantisce una durata nel tempo, il cambiamento di fase assorbe il calore senza inumidire.
- L’umidità dell’aria cambia tutto. Oltre l’80% di umidità relativa, l’evaporazione perde gran parte della sua efficacia: è qui che i tessuti che funzionano a secco prendono il sopravvento.
- Gli sport di presa richiedono una mano asciutta prima ancora di pensare al freddo: il sudore compromette l’aderenza su un grip o una presa.
- Dal 2017 G-Heat progetta i propri capi basandosi su queste quattro tecnologie, con un principio semplice: la risposta giusta dipende dall’uso.
«Ancora un’ora da resistere.» Te lo dici a metà del secondo set, o al trentesimo chilometro, o tra la nona e la decima buca. Il caldo non vi ha fermato all’improvviso: ha intaccato la vostra lucidità, la vostra precisione, la vostra voglia di accelerare. E la maglietta tecnica che indossate, quella che vi era sembrata così convincente in negozio, non serve più a nulla.
Il problema non è quasi mai la qualità dell’indumento. È la sua inadeguatezza rispetto alla disciplina praticata. Un tessuto eccellente per il trail running con aria secca può rivelarsi inutile su un campo da tennis al coperto in agosto. Un tessuto che mantiene le mani asciutte non è quello che protegge una nuca esposta per cinque ore di fila.
Questa guida passa in rassegna gli sport estivi e associa a ciascuno la famiglia di tessuti che risponde alle sue reali esigenze. Nessuna classifica universale: una tabella di riferimento.
Da leggere anche: Cotone o tessuto rinfrescante: quale scegliere quando fa davvero caldo?
Perché il corpo cede prima delle gambe?
Uno sforzo prolungato trasforma la maggior parte dell’energia prodotta in calore. Il corpo deve dissiparlo e dispone a tal fine di quattro vie: l’evaporazione del sudore, la convezione con l’aria, l’irraggiamento e il contatto diretto.
Queste vie non hanno lo stesso peso. Durante lo sforzo in un ambiente caldo, la ripartizione è molto sbilanciata:
- Evaporazione del sudore: dal 70 all’80% del calore dissipato
- Convezione con l’aria: dal 15 al 20%, tanto più efficace quanto più ci si muove velocemente
- Radiazione: circa il 5%, e questa percentuale crolla non appena l’aria ambiente si avvicina alla temperatura corporea
- Conduzione: trascurabile all’aria aperta, salvo in caso di contatto diretto con una superficie fredda
In altre parole: il raffreddamento dipende quasi interamente dalla capacità del sudore di evaporare. Tutte le altre caratteristiche di un indumento vengono dopo questa.
Da qui deriva un aspetto che tutti sottovalutano. Il sudore che cola non raffredda nulla. Funziona solo se passa allo stato di vapore, e l’aria lo assorbe solo se non è già satura. Oltre l’80% di umidità relativa, questo meccanismo crolla: si suda allo stesso modo, ci si disidrata allo stesso modo, ma non si ottiene più alcun effetto rinfrescante.
È per questo motivo che lo stesso capo d’abbigliamento può salvarvi durante un’uscita e deludervi in quella successiva. Non è il tessuto ad essere cambiato, è l’aria.
Traspirante e rinfrescante non significano la stessa cosa
La confusione è diffusa e costa cara al momento dell’acquisto. Un tessuto traspirante lascia passare il vapore acqueo attraverso il materiale: garantisce la gestione dell’umidità, nient’altro. Un tessuto rinfrescante aggiunge un meccanismo attivo che sottrae calore. La traspirabilità è una condizione necessaria, ma mai sufficiente.
Un poliestere tecnico classico allontana correttamente il sudore ma non rinfresca. I materiali naturali come il cotone fanno il contrario: assorbono l’acqua e la trattengono, il che appesantisce l’indumento e blocca la circolazione dell’aria a contatto con la pelle.
Le quattro famiglie di tessuti rinfrescanti e le loro caratteristiche

Non esiste un unico “tessuto rinfrescante”, ma quattro meccanismi fisici distinti, ciascuno con le proprie condizioni di efficacia e i propri limiti. Conoscerli significa già saper scegliere.
La tessitura tecnica, che agisce a secco
Qui non c’è nulla da bagnare. La struttura del tessuto convoglia il calore della pelle verso l’esterno e lo dissipa per contatto. Questa capacità si misura tramite il Qmax, l’indice che quantifica oggettivamente il flusso di calore al primo contatto tra la pelle e il tessuto, espresso in watt per centimetro quadrato: più è elevato, più la sensazione di freschezza immediata è marcata. Il valore è di 0,22 per TechCool™, contro circa 0,10 per un cotone classico. L’effetto è immediato, la pelle rimane asciutta, ed è proprio quest’ultimo aspetto a fare la differenza in molti sport.
L’evaporazione accelerata, che richiede acqua
Il tessuto viene bagnato, strizzato e poi rilascia progressivamente l’acqua. JadeCool™ presenta un Qmax di 0,18 e abbassa la temperatura percepita di circa 15 °C in 15 secondi dall’attivazione. È il meccanismo più potente quando l’aria è secca, il più vulnerabile quando non lo è.
Il suo vantaggio non si limita al fresco: la trama fitta su cui si basa la tecnologia garantisce anche una protezione anti-UV UPF 50+, rendendolo la soluzione naturale per le discipline che combinano sforzo prolungato e pieno sole. La riattivazione avviene in pochi secondi in qualsiasi punto d’acqua, tutte le volte che è necessario, senza che il tessuto perda le sue proprietà. Il suo limite è netto e bisogna conoscerlo: non appena l’aria si satura, l’acqua non evapora più e l’indumento non rinfresca più, ma appesantisce.
L’idro-ritenzione, che dura nel tempo
Le fibre superassorbenti immagazzinano un volume d’acqua ben superiore al loro peso a secco e lo rilasciano lentamente. Si guadagna in autonomia ciò che si perde in leggerezza: è questa la logica di PolyCool™, che equipaggia berretti e cappelli, dove il peso conta poco e la durata molto.
Il calcolo è semplice: sulla testa, qualche decina di grammi di acqua in più non si avvertono, mentre su una maglietta si pagano a ogni falcata. È questo che rende questa linea imbattibile nelle attività statiche, dove l’autonomia prevale su tutto il resto: diverse ore di effetto senza dover lasciare la propria postazione per riattivare nulla. Questi prodotti coprono inoltre le zone più esposte ai raggi solari, la sommità del cranio e la nuca, che né la crema né l’abbigliamento riescono a raggiungere correttamente.
Il cambiamento di fase, che assorbe senza bagnare
PhaseCool™ presenta il Qmax più elevato della gamma, pari a 0,38. Il materiale microincapsulato assorbe il calore cambiando di stato, senza aggiungere la minima umidità all’indumento. Lo stesso principio si ritrova nei polsini rinfrescanti EVO PhaseCool™, che funzionano a temperatura ambiente, senza necessità di attivazione preventiva.
⚙️ La tecnologia spiegata: un tessuto non produce mai freddo, ma trasferisce il calore. La tecnologia Jadecool lo dissipa tramite l’evaporazione dell’acqua, la tecnologia Polycool lo immagazzina per rilasciarlo nell’arco di diverse ore, la tecnologia Phasecool lo assorbe cambiando stato, e TechCool™ lo dissipa per semplice conduzione, senza una goccia d’acqua. Quattro percorsi per lo stesso obiettivo: mantenere il corpo nella sua zona di equilibrio.
Corsa, trail, ciclismo: quando l’aria scorre veloce
Tre ore di trail, un passo in tarda mattinata, un’uscita lunga all’alba. Queste discipline hanno una cosa in comune: il movimento crea un flusso d’aria permanente, che accelera sia l’evaporazione che la convezione.
Questa ventilazione naturale rende l’evaporazione incredibilmente efficace, a condizione che l’aria rimanga asciutta. Una maglietta rinfrescante anti-UV da donna JadeCool™ sfrutta questo meccanismo e aggiunge una protezione UPF 50+ che diventa fondamentale non appena l’uscita supera le due ore in pieno sole.
Nella parte inferiore del corpo, le esigenze cambiano: le cosce generano calore, ma non si vuole né peso né tessuto bagnato che si attacchi alla gamba durante la corsa. Un pantaloncino sportivo rinfrescante da uomo TechCool™ risponde alle esigenze di asciutto, senza appesantire. La stessa logica si ritrova in tutti i pantaloncini rinfrescanti, così come nel resto dell’abbigliamento rinfrescante progettato per lo sforzo fisico.
Per le uscite più esposte, in montagna o nelle gare di diverse ore, la maglietta rinfrescante a maniche lunghe anti-UV da uomo JadeCool™ copre gli avambracci, una zona che i corridori dimenticano sistematicamente.
Tre consigli valgono per tutte queste discipline:
- Rinfrescare il tessuto ai punti di rifornimento idrico piuttosto che aspettare il surriscaldamento: la sensazione di freschezza ritorna in pochi secondi
- Evitare il secondo strato antivento finché dura lo sforzo, poiché compromette la gestione dell’umidità
- Coprire gli avambracci e la nuca oltre le due ore di esposizione, anche quando la temperatura rimane sopportabile
Per saperne di più: Quale tessuto e quale materiale scegliere per stare freschi d’estate?
Sport con racchetta e di presa: l’asciutto prima del freddo
Padel, tennis, arrampicata, canottaggio. In questi casi, un fattore prevale su tutti gli altri: la mano deve rimanere asciutta. Il sudore forma una pellicola tra il palmo e l’impugnatura, il coefficiente di attrito cala e la racchetta si sposta al momento dell’impatto. Gli allenatori risolvono il problema con overgrip sostituiti spesso, asciugamani ad ogni cambio di campo e polsini che bloccano il sudore che scende dall’avambraccio.
L’abbigliamento agisce esattamente nello stesso modo. Un tessuto attivato dall’acqua mantiene un’umidità costante sul torace e sulle braccia: piacevole durante la corsa, controproducente quando si impugna un manico. È qui che entra in gioco TechCool™, che rinfresca senza bagnare. La maglietta sportiva rinfrescante da uomo TechCool™ segue questa logica, proprio come la fascia sportiva rinfrescante TechCool™, che intercetta il sudore dalla fronte prima che raggiunga gli occhi e le mani.
In un torneo che si protrae per tutta la giornata, il kit sportivo da uomo TechCool™ copre sia la parte superiore che quella inferiore seguendo la stessa logica di funzionamento a secco.
Ecco cosa richiedono queste discipline a un capo d’abbigliamento, in ordine:
- Mantenere asciutte le mani e gli avambracci, prima ancora di cercare il fresco
- Una buona traspirabilità per espellere il sudore senza trattenerlo nel tessuto
- Un’asciugatura rapida tra una partita e l’altra, senza che l’indumento rimanga pesante
- Proprietà stabili nel tempo, lavaggio dopo lavaggio, per un uso duraturo
- Una buona resistenza agli odori, poiché queste discipline a volte si susseguono due volte al giorno
Odori e batteri: cosa può e cosa non può fare il tessuto
I cattivi odori non provengono dal sudore in sé, che è quasi inodore, ma dai batteri che lo degradano sulla superficie della pelle e nel tessuto. Due fattori ne favoriscono la proliferazione: l’umidità che ristagna e una fibra che la trattiene.
È qui che i tessuti ad asciugatura rapida tornano in vantaggio: meno il tessuto rimane umido tra una sessione e l’altra, meno i batteri dispongono dell’ambiente di cui hanno bisogno. Al contrario, un indumento riposto umido in uno zaino presenta entrambe le condizioni. Nessuna tecnologia rinfrescante sostituisce un lavaggio regolare: limita il terreno di coltura, ma non lo elimina.
💡 Il consiglio pratico: lavatevi le mani prima di giocare o arrampicarvi. I residui di grasso accumulati durante la giornata compromettono l’aderenza tanto quanto il sudore, e nessun overgrip può compensarli. Un gesto di dieci secondi, prima ancora di pensare all’attrezzatura.
Sport statici al sole: golf, pesca, tiro con l’arco

Quattro ore di percorso, un’intera mattinata in riva all’acqua, una gara su un campo di tiro aperto. Queste attività presentano tre fattori sfavorevoli: una durata prolungata, una posizione quasi immobile che impedisce la ventilazione e un ambiente aperto in cui il calore diretto si aggiunge a quello riflesso dall’acqua, dalla sabbia o dall’erba.
Senza movimento, la convezione smette di funzionare. È quindi la durata dell’autonomia del tessuto a diventare il criterio determinante: un tessuto che rinfresca per venti minuti non serve a nulla in un percorso di quattro ore. L’idro-ritenzione assume qui tutto il suo significato, con un berretto sportivo rinfrescante PolyCool™ o, per una protezione più ampia, un cappello rinfrescante anti-UV PolyCool™, che copre la testa e la nuca.
La nuca, appunto, è il punto cieco di queste discipline: costantemente esposta, mai nel campo visivo, spesso trascurata quando si applica la crema solare. Un berretto sahariano anti-UV PolyCool™ risolve il problema grazie al suo paraschiena. Il resto della gamma si trova tra i berretti e cappelli rinfrescanti.
Ricordiamo cosa dicono le autorità sanitarie su queste esposizioni prolungate: dopo l’ombra, sono gli indumenti coprenti a bloccare meglio i raggi UV, mentre la crema solare va utilizzata come complemento sulle zone scoperte, mai in sostituzione. Queste raccomandazioni valgono in particolare per le attività all’aria aperta prolungate, dove l’esposizione si accumula sessione dopo sessione.
In queste discipline, l’elenco delle zone trascurate è sempre lo stesso:
- La nuca, mai nel campo visivo e raramente protetta con la crema
- Le orecchie e le tempie, che la maggior parte dei cappellini lascia scoperte
- Il dorso delle mani, costantemente esposto durante uno swing, con una canna da pesca o un arco
- Gli avambracci, non appena si indossa una maglia a maniche corte
Calcio, rugby, pallamano, arti marziali: quando l’attrezzatura intrappola il calore
Calcio, rugby, pallamano, pallacanestro, hockey, arti marziali sul tatami, discipline praticate in palestre non climatizzate. Il problema non è più la produzione di calore: è l’attrezzatura che lo intrappola. Protezioni, maglie sovrapposte, caschi e visiere bloccano sia la convezione che l’evaporazione. Si suda molto e questo sudore non viene espulso.
La soluzione non sta nell’indossare un altro indumento da bagnare, che saturerebbe un microclima già umido. Consiste invece in un raffreddamento mirato ai momenti di pausa e alle zone molto vascolarizzate: nuca, avambracci, polsi. Il raffreddamento durante lo sforzo, ciò che i preparatori fisici chiamano «per-cooling», riduce la percezione del calore e la frequenza cardiaca, e aiuta a mantenere l’intensità.
I polsini PhaseCool™ svolgono esattamente questo ruolo sugli avambracci, senza aggiungere umidità. L’intera gamma dei polsini rinfrescanti si basa su questo principio.
Le zone da trattare in via prioritaria durante le pause, poiché sono le più vascolarizzate e il sangue raffreddato circola rapidamente da lì verso il resto del corpo:
- La nuca e le tempie, vicine ai grandi vasi sanguigni del collo
- Gli avambracci e i polsi, molto vascolarizzati e facili da scoprire
- La parte superiore del busto, non appena è possibile aprire l’attrezzatura per qualche minuto
Vela, moto, equitazione, escursionismo: le discipline che si dimenticano sempre

Quattro categorie di attività non rientrano nelle precedenti e sono spesso quelle che comportano i rischi maggiori.
Sport acquatici
Vela, paddle, kayak, canottaggio, surf, pesca in barca. Il problema non è il calore dell’aria, ma il riverbero: l’acqua riflette i raggi UV verso il viso, la nuca e la parte inferiore del mento, zone che non sono naturalmente protette. A ciò si aggiunge un’esposizione che dura per tutta la durata dell’uscita, senza ombra a disposizione. La priorità va alla copertura tessile e a un copricapo a tesa larga, prima ancora di qualsiasi ricerca di freschezza.
Sport motoristici e motociclismo
Tuta integrale, casco chiuso, guanti obbligatori: l’equipaggiamento di sicurezza non è negoziabile e impedisce qualsiasi ventilazione quando si è fermi. Il raffreddamento avviene quindi sotto l’equipaggiamento, con indumenti sottili indossati a contatto con la pelle, e durante le soste, quando è possibile togliere il casco. Un tessuto che funziona a secco evita di aggiungere umidità a una tuta già impermeabile.
Equitazione e sport equestri
Casco obbligatorio, lunghe sessioni all’aperto, posizione seduta che limita la ventilazione del busto. La testa si riscalda per prima e si raffredda per ultima. Il lavoro si concentra sulla nuca e sugli avambracci, uniche zone realmente accessibili durante una sessione.
A ciò si aggiunge una difficoltà specifica della disciplina: il calore altera la precisione degli aiuti e la stabilità dell’assetto, due aspetti che il cavallo percepisce immediatamente. Il raffreddamento si organizza quindi in base alle pause, tra una sessione e l’altra o durante le cure, quando è possibile togliere il casco. Un indumento che rimane asciutto evita inoltre di bagnare l’attrezzatura in pelle.
Escursionismo, trekking, camminata in montagna
Sforzo moderato ma molto prolungato, spesso in altitudine, dove l’intensità del calore aumenta con l’altezza. Lo zaino crea inoltre una zona bloccata sulla schiena, dove il sudore non evapora più affatto. È l’unica situazione in cui si può avere contemporaneamente la nuca bruciata e la schiena fradicia.
Fitness, bodybuilding, sport al chiuso
Niente sole, ma aria quasi immobile e umidità che aumenta con il numero di praticanti. L’evaporazione è meccanicamente limitata: in una sala mal ventilata, un tessuto attivabile in acqua non apporta quasi nulla. Si tratta di un caso di calore umido al chiuso, esattamente come in un campo da tennis al coperto nel mese di agosto.
Insegnanti, arbitri, educatori sportivi
Sono i grandi dimenticati delle guide sull’attrezzatura. Un arbitro di torneo, un bagnino, un istruttore di vela o un educatore in un campo estivo trascorre più ore al sole rispetto agli sportivi che segue, spesso in piedi e immobile, per diversi giorni di fila. La logica è quella degli sport statici: prima la durata, poi la protezione.
Dopo lo sforzo: la fase che tutti trascurano
L’interruzione dello sforzo non fa abbassare la temperatura corporea interna. La produzione di calore cessa, ma l’organismo continua a dissiparlo per lunghi minuti, ed è spesso in quel momento che si avverte la sensazione di oppressione, una volta seduti.
È il momento in cui un raffreddamento mirato alla nuca e agli avambracci è più efficace, utilizzando un accessorio già indossato piuttosto che un dispositivo aggiuntivo da tirare fuori dallo zaino. Il principio ricalca quello del pre-cooling utilizzato nelle competizioni: abbassare il carico termico prima che diventi un problema, piuttosto che subirlo.
La tabella di corrispondenza sport per sport
| Disciplina | Vincolo principale | Tecnologia adatta | Capo di riferimento |
|---|---|---|---|
| Corsa, mezza maratona, maratona | Sforzo prolungato, aria in movimento, esposizione solare prolungata | JadeCool™ | T-shirt anti-UV |
| Trail, corsa in montagna | Durata estrema, altitudine, radiazione intensa | JadeCool™ | T-shirt a maniche lunghe anti-UV |
| Ciclismo, mountain bike, gravel | Alta velocità, forte ventilazione, riscaldamento della parte inferiore del corpo | TechCool™ | Short sportivi, fascia |
| Triathlon, duathlon | Successione di sforzi, passaggio dal bagnato all'asciutto dopo l'immersione | TechCool™ | Kit sportivo |
| Tennis, padel, badminton, squash | Mani asciutte, presa, movimenti precisi | TechCool™ | T-shirt sportiva, fascia |
| Arrampicata, bouldering, canottaggio | Aderenza, presa prolungata | TechCool™ | T-shirt sportiva |
| Golf | Quattro ore sul percorso, poca mobilità, swing di precisione | PolyCool™ | Cappellino, cappello |
| Pesca, caccia, tiro con l'arco | Posizione fissa, raggi UV diretti e riflessi, assenza di ventilazione | PolyCool™ | Cappello, cappello sahariano |
| Bocce, giochi estivi all'aperto | Stare in piedi a lungo sotto il sole di mezzogiorno | PolyCool™ | Cappellino, cappello |
| Calcio, rugby, pallamano, basket | Sforzi intermittenti, protezioni, raffreddamento durante le pause | PhaseCool™ | Manicotti EVO, fascia |
| Sport da combattimento, arti marziali | Ambiente chiuso, contatto fisico, aria satura | PhaseCool™ | Manicotti EVO |
| Moto, sport motoristici | Equipaggiamento di sicurezza integrale, calore intrappolato da fermi | TechCool™ e PhaseCool™ | T-shirt sportiva, manicotti EVO |
| Equitazione | Casco obbligatorio, busto poco ventilato, sessioni lunghe | PolyCool™ e PhaseCool™ | Cappellino fuori dalle sessioni di equitazione, manicotti EVO |
| Vela, paddle, kayak, sport acquatici | Riflessione dei raggi UV sull'acqua, esposizione senza ombra | JadeCool™ e PolyCool™ | T-shirt anti-UV, cappello sahariano |
| Escursionismo, trekking | Durata molto lunga, altitudine, schiena poco ventilata a causa dello zaino | JadeCool™ | T-shirt a maniche lunghe anti-UV, cappello |
| Fitness, allenamento con i pesi, sport indoor | Aria ferma, elevata umidità ambientale | TechCool™ | T-shirt sportiva, fascia |
| Allenatori, arbitri, insegnanti di sport | Intera giornata al sole, stare in piedi a lungo | PolyCool™ | Cappello, cappello sahariano |
| Qualsiasi disciplina in condizioni di caldo umido | Evaporazione inefficace oltre l'80% di umidità | TechCool™ e PhaseCool™ | T-shirt sportiva, manicotti EVO |
L'errore che vanifica tutti i benefici
È un errore comune, ma che si nota raramente: coprire un tessuto rinfrescante con uno strato impermeabile o antivento. Il tessuto continua a funzionare, ma il vapore acqueo rimane intrappolato tra i due strati, l’aria sotto la giacca si satura e l’evaporazione si interrompe bruscamente. Indossate un'attrezzatura performante, ma in condizioni che ne impediscono il funzionamento.
Il secondo errore riguarda la scelta della tipologia di tessuto. In una competizione in condizioni di aria umida, un tessuto che si attiva a contatto con l’acqua si trasforma in un peso morto: rimane bagnato, non rinfresca più e appesantisce. La trama tecnica e il cambiamento di fase non dipendono dall’aria per funzionare, ed è proprio questo che li rende affidabili in quelle circostanze.
⚠️ Attenzione: non riponete mai un’attrezzatura rinfrescante bagnata in una borsa chiusa. La muffa si insedia in poche ore e degrada definitivamente la struttura delle fibre. Asciugatura all’aria aperta, senza asciugatrice, senza ammorbidente: l’ammorbidente riveste le fibre e ne neutralizza la capacità di condurre o trattenere l’acqua.
Non abbiamo mai cercato il tessuto che rinfresca di più. Cerchiamo quello che resista fino alla fine dell’attività, nelle condizioni reali in cui viene praticata. Si tratta di un requisito diverso e molto più difficile da soddisfare.
— Édouard Castaignet, cofondatore di G-Heat
Da non perdere: Allenarsi per una maratona in estate: come preparare il proprio corpo al caldo?
Perché scegliere G-Heat per la vostra attività sportiva
G-Heat progetta abbigliamento per la regolazione termica dal 2017. La linea rinfrescante è nata nel 2022, con una convinzione maturata sul campo: nessuna tecnologia è adatta a tutti gli usi. Ecco perché nel catalogo coesistono quattro linee anziché una sola, e perché ogni capo indica la tecnologia di cui è dotato.
In concreto, questo si traduce in quattro linee di prodotti con proprietà distinte:
- TechCool™ per le discipline che richiedono pelle asciutta e buona traspirabilità
- JadeCool™ per gli sforzi prolungati in aria secca, con un tessuto anti-UV UPF 50+
- PolyCool™ per gli usi statici in cui la durata prevale sulla leggerezza
- PhaseCool™ per rinfrescare senza aggiungere la minima umidità
Questa esigenza si traduce in una posizione chiara sulle promesse. Un tessuto a evaporazione perde la sua efficacia in aria satura: lo diciamo chiaramente, piuttosto che far credere a una prestazione costante. Le magliette rinfrescanti e gli accessori rinfrescanti sono pensati per completarsi a vicenda a seconda della disciplina praticata, non per sostituirsi l’uno all’altro.
Conclusione
Non esiste un tessuto rinfrescante migliore in assoluto. C’è un requisito dominante per ogni sport e una famiglia di tessuti che risponde meglio di altre. Con l’aria in movimento, prevale l’evaporazione. Con le mani occupate, è fondamentale il funzionamento a secco. In posizione statica al sole, è l’autonomia a fare la differenza. Con indumenti coprenti, il cambio di fase rimane l’unico meccanismo che non aggiunge umidità.
Identificate il vostro requisito, il resto verrà da sé.
Whatever the weather. G-Heat, con qualsiasi tempo.
Domande frequenti
Un tessuto rinfrescante funziona senza essere bagnato?
Sì, per due delle quattro famiglie. La trama tecnica TechCool™ e il cambio di fase PhaseCool™ funzionano a secco, senza attivazione. Le tecnologie JadeCool™ e PolyCool™, invece, hanno bisogno di acqua per sprigionare il loro effetto.
Quanto dura l’effetto rinfrescante durante una partita?
Dipende dal meccanismo. Un tessuto a evaporazione dura finché rimane umido e si riattiva in pochi secondi una volta inumidito nuovamente. L’idro-ritenzione dura diverse ore. Il cambio di fase agisce finché il materiale non ha assorbito tutto il calore che può immagazzinare.
Quale tessuto scegliere quando fa caldo e c’è umidità?
Privilegiate le tecnologie che non dipendono dall’evaporazione, ovvero la tessitura tecnica e il cambio di fase. Oltre l’80% di umidità relativa, l’aria non assorbe più abbastanza vapore acqueo perché un tessuto da attivare in acqua rimanga efficace.
Una maglietta rinfrescante sostituisce la crema solare?
No, ma protegge meglio le zone che copre. Gli indumenti sono la protezione più efficace contro i raggi UV dopo l’ombra. La crema solare rimane indispensabile sulle parti scoperte: viso, orecchie, nuca, mani.
Come prendersi cura di un indumento rinfrescante senza che perda la sua efficacia?
Preferibilmente lavaggio a mano, oppure in lavatrice a 30 °C con centrifuga minima, detersivo delicato e soprattutto senza ammorbidente: questo riveste le fibre e ne neutralizza la capacità di condurre il calore o di trattenere l’acqua. Asciugatura all’aria aperta, mai nell’asciugatrice, e mai riporre l’indumento quando è umido. Se ben curato, il tessuto conserva le sue proprietà lavaggio dopo lavaggio.
È necessario un capo diverso per ogni sport?
No. Due o tre capi ben scelti coprono la maggior parte delle attività: un capo che funziona a secco per gli sport di presa e il caldo umido, un capo traspirante per gli sforzi prolungati in aria secca, un copricapo per le attività statiche al sole.
Un tessuto rinfrescante limita gli odori dopo lo sport?
Indirettamente. Gli odori derivano dai batteri che degradano il sudore, non dal sudore stesso. Un tessuto che si asciuga rapidamente offre loro un ambiente meno favorevole rispetto a un materiale che rimane umido. Ciò non esclude mai la necessità di un lavaggio regolare.
Il raffreddamento migliora davvero le prestazioni?
Agisce soprattutto sulla capacità di mantenere l’intensità. Il raffreddamento durante lo sforzo riduce la percezione del calore e la frequenza cardiaca, il che aiuta a mantenere il ritmo più a lungo. Non sostituisce né l’idratazione né le pause all’ombra.
Fonti e riferimenti
[1] «Attività fisica e caldo intenso: meccanismi di termoregolazione», Bollettino epidemiologico settimanale, Santé publique France
[2] «Lavoro al caldo. Cosa occorre ricordare», INRS
[3] «Il colpo di calore da sforzo fisico: un’emergenza medica», Vidal
[4] «Prestazioni e ambiente termico: strategie di raffreddamento», INSEP
[5] «Come proteggersi meglio dal sole?», Istituto nazionale del cancro
[6] «Raggi ultravioletti», Santé publique France